Mai sottovalutare una giornata di fritto.

mai sottovalutare il fritto

 

Oggi sono su un set da battaglia. Nel senso che è sempre una lotta tra me, le ricette che spesso non vengono, i props che fino a poco fa non erano mai quelli giusti, le troppe pentole e il solito immancabile unto dilagante.

Sapendolo stamani in fila: mi lego i capelli con la prima cosa che trovo sembrando più una sopravvissuta ad un ammaraggio che ad altro, mi infilo un informe pantalone color cecio, una canotta slavata azzurro indaco, ciabattina e zero trucco.

In definitiva sembro una sonnambula in pigiama che si aggira per strada.

Tanto devo friggere, mi dico. Inutile sistemare e lavare i capelli e metterli in piega. Tanto devo friggere. Inutile mettermi qualcosa di decente addosso che poi magari mi si rovina. Tanto devo friggere. Inutile truccarmi che mi cola il mascara fino nelle mutande dal caldo. Tanto devo friggere. Mettiamo una qualsiasi scarpa bassa che starò ore in piedi. E poi, tanto devo friggere.

Non c’è cliente, siamo solo la fotografa ed io e lei non si scandalizza, mi ha vista in tutti i modi possibili attraverso crisi personali epiche e pianti a dirotto. Incredibilmente mi vuole lo stesso bene e nulla le frega della mia mise.

Bene.

Mi scrive che è in ritardo e io sono in anticipo: vado a fare colazione in quel delizioso baretto sotto le piante dove hanno quelle buonissime brioches.

Mi siedo e una voce mi parla: “ciao, cosa posso portarti?”.

Alzo la testa.

Due incredibili occhi verdi da folletto mi guardano, due arcate di denti scintillanti si spalancano in un sorriso e un ricciolo di capelli scuri viene scostato leggermente dalla fronte. Metto a fuoco l’immagine complessiva e vedo che il ragazzo del bar è di una bellezza imbarazzante.

In una frazione di secondo mi ricordo di essere la controfigura di Kate Winslet nella scena del Titanic. Ah no, lei almeno aveva dei vestiti bellissimi, leggermente fradici ma bellissimi. In quanto a grado di umido, siamo lì: la canicola milanese fa sudare a livelli indecorosi a dir poco.

E il mio interlocutore è fighissimo. Merda.

Tiro fuori il migliore dei miei sorrisi, consapevole di essere in condizioni disastrose, e gli rispondo con tono di chi fa finta che vada tutto benissimo quando in realtà vorrebbe scappare da Enzo e Carla a farsi dare una sistemata e tornare dopo un’ora.

“Un caffè macchiato e una parigina all’albicocca per favore”.

Maledetta me e alle mi idee del cavolo ❤

 

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