Di frigoriferi troppi pieni.

imageIo sono 10 anni che ci combatto. 10 anni di me spalmata contro la porta del frigo cercando di farla chiudere. 10 anni che da quella maledetta fessura esce luce, che vuol dire che dannazione qualcosa dentro spinge e il frigo resta aperto con mie grandi imprecazioni del caso.

In inverno va meglio: ho un secondo frigo. Il baule della macchina. Ma anche l’abitacolo della macchina all’evenienza va bene. Solo che abbandono le spese per intere notti e la mattina mi ritrovo odore prepotente di cavoli. O porri. O pane stantio. O meloni. In base ai lavori e alle necessità ma quasi sempre odori da esorcismo a colazione.

L’altra sera mi sono trascinata sulle ginocchia in orario chiusura di Esselunga, ma non avrei saputo come fare altrimenti. A parte che se per caso manco un giorno ormai si preoccupano e manca poco mi telefonino a casa a chiedermi se io stia bene dato che ci vado di media due volte al dì, mattina e sera tappa fissa. Sto per ottenere anche un armadietto personale con sopra il mio nome nel retro per depositare effetti personali e fare la spesa con più agio.

Mi muovo come un pachiderma con un carrello strabordante di spesa di lavoro e la mia attenzione viene catturata mentre scelgo un gelato consolatorio post shooting e post unto.

“Ma non ce l’hanno la pollo-pizza?” dice  una voce maschile. “Ma cos’è?” Ribatte la donna. “È una pizza che invece che pasta di pizza, come base, ha pollo fritto”. “Prova ad andare da Bubo, vedrai che la trovi” risponde la voce femminile.

Il dialogo mi fa voltare per la curiosità di vedere le facce dei protagonisti di questa discussione.

Riconosco lei, giro la testa e vedo lui. Caccolo.

Sono passati almeno 20 anni. Era un bimbo magrissssimo, bruttarello, con i capelli corvini e un neo sulla guancia. E io la sua 18enne baby sitter.

La madre, nonostante fosse casalinga, mi chiamava per andare a curarglielo. Io lo facevo giocare, lei per ore fumava in cucina mentre telefonava alle amiche. Per cena tirava fuori un uovo Kinder, glielo dava, poi gli scaldava gnocchi comprati precotti e pretendeva lui li mangiasse dopo il cioccolato. Caccolo ovviamente non ci pensava manco per sogno, si divorava il cioccolato e arrivederci cena!

Di cioccolato deve averne mangiato un po’ troppo in questi 18 anni, ma non solo quello. Anche salsicce e ciambelle a vederne la stazza, era uno scricciolo e oggi è un bue. Un bue che cerca pollo fritto con sopra pomodoro mozzarella e magari del salame piccante nei surgelati dell’Esselunga. Dovrebbe cercare dove sono i filetti di platessa al vapore, Cielo!

Il suo frigorifero, come il mio, è stato decisamente troppo pieno in questi ultimi due decenni.

La differenza è che nel mio frigo, di mio, c’è solo una vaschetta di prosciutto cotto quando va bene, il resto è per gli shooting.

Oggi sono su un set per un famoso cliente di fast food. In pausa pranzo forzata per apertura del punto vendita alla clientela vedo entrare un ragazzo di spalle. E da come tiene lo zaino, capisco che è un ex fidanzatino di 18 anni or sono. Non lo vedevo da allora. Anche il suo, di frigo, ha avuto troppo ben di Dio al suo interno penso tra me e me. Non che ci sia nulla di male, ma oggi per una volta benedico di non avere mai spazio nel frigo e così tenermi lontana da tentazioni mangerelle.

Ps: caccolo era così chiamato perché a 5 anni non usava il wc. Faceva la cacca nel vasino in sala sul tappeto persiano della ricchissima e annoiatissima mamma.

Spero che nel mentre abbia imparato che esistono migliori maniere. Quanto al cibo precotto, invece, non è cambiato granché da allora.

 

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