Di gamberi riposseduti e altre amenità

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Se luglio non esistesse mi farebbe un favore. Capitano cose che capitano solo a luglio. Forse negli altri mesi sono illegali, chi lo sa.

Settimana scorsa ho fatto una produzione che è stato un po’ come rivivere un incubo del mio passato: La prima edizione di Masterchef. Ringraziando il Cielo questa volta il tutto non è durato tre mesi, bensì tre giorni. Io tre mesi come allora non li posso reggere. Non mi regge più lo stomaco, il sistema nervoso e soprattutto non mi sta più a freno la lingua e dico tutto quello che penso. Nella realtà credo sia solo spirito di sopravvivenza.

Solo gli addetti ai lavori sanno cosa si può scatenare in un frigorifero di scena dove per 5 giorni prendono domicilio dei tranci di salmone crudo in bella vista affiancati da robiole fresche e tomini. E guai a comprare dei sostituti freschi, che non c’è budget e dobbiamo conservare fino a fine lavori quello che c’è. Ci teniamo le muffe, le decomposizioni, il voltastomaco e rendiamo il tutto bellissimo. Chissenefrega se c’è un odore che sembra di essere alla fogna di Calcutta: così è.

PadreAmorth, chiamate un suo successore. O anche Dario Argento. Facciamo un remake di “Non aprite quella porta”. Non ci serve nemmeno l’uomo degli effetti speciali per riprodurre momenti horror raccapriccianti, li abbiamo già.

Ma devo dire di avere avuto anche tanta fortuna. Nonostante i 40 gradi, nonostante i gamberi avessero bisogno di un esorcismo dopo ore e ore crudi fuori dal frigo, nonostante il food fosse decomposto come in Nightmare before Christmas, nonostante il locale scelto per il pranzo della troupe secondo me prendesse i viveri direttamente dai nostri frigoriferi di scena con botulino galoppante&affini.  Nonostante tutto la simpatia e allegria di Alessandra, la scenografa mia compagna di sventure, ha ricompensato ogni fatica e ogni malumore. E questo vale per mille gamberi avariati e mille tome verdi ma non di rucola!

Luglio, ti odio sempre. Ma riesco ancora a gioire delle sorprese che questo lavoro mi riserva.

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